FANTASTICAINTER RIPARTE!!! DOPO QUASI 5 MESI DI ATTESA SIAMO PRONTI PER RIPARTIRE QUESTA VOLTA CON L'INTENZIONE DI NON FERMARCI PIU'.....VI ASPETTIAMO PER IL 29 MAGGIO CON LA FINALE DI COPPA ITALIA CHE SANCIRA' IL NOSTRO RITORNO UFFICIALE (ANCHE SE PRIMA CI SARANNO TANTI ARTICOLI DI AVVICINAMENTO AL MATCH). MA IL DEBUTTO DEL 'NUOVO' BLOG (RIVOLUZIONATO NELLO STILE E NELLA PROGRAMMAZIONE) AVVERRA' IN ESTATE CON UNA GRANDE SORPRESA DI CUI ANCORA NON POSSIAMO ANTICIPARVI NULLA....MA VOI TORNATE A SPARGERE LA VOCE, FANTASTICAINTER E' TORNATA!!!

domenica 18 luglio 2010

Castellazzi : "L'Inter un orgoglio immenso"

E dopo  Biabiany tocca a Luca Castellazzi presentarsi alla stampa. L'ex portiere doriano sà che non sarà titolare e sarà chiamato a sostituire Toldo come secondo a Julio Cesar, e proprio all'ormai ex portiere neroazzurro và il suo primo pensiero in un'intervista che ora vi proproniamo integralmente.


Un arrivo importante per te questo all'Inter, chissà come sarebbe stato se avessi preso anche una maglia della Nazionale. Questo tuo arrivo ci fa ripensare a quando in passato hai fatto il secondo a Walter Zenga nel 1996-1997.
"Forse è stato un segno premonitore, di Walter ho un grandissimo ricordo, comunque è stata la mia prima esperienza nel calcio serio, era serie B, al Padova. Ci sentiamo ogni tanto con Walter e quando ci vediamo ci salutiamo sempre con affetto. Per me essere qui è una grandissima soddisfazione. Arrivo a 35 anni, dopo una lunga carriera nelle varie serie minori e negli ultimi anni in serie A, con due ricordi ottimi dei cinque anni di Brescia e dei cinque anni di Genova, che mi hanno insegnato tanto. Ho vissuto tante soddisfazioni, ma adesso arrivo in un altro pianeta. Ieri ero emozionato, molto emozionato, e mi stupivo di come a 35 anni potessi essere così emozionato. Ma è giusto così perché é un'avventura grandissima, in una squadra che l'anno scorso ha vinto tutto. Un motivo in più di orgoglio per essere stato scelto in questa squadra, vuol dire che qualcosa di buono l'ho fatto".
Cosa significa per te che giocavi da titolare da tanti anni arrivare qui a fare il secondo?
"Sicuramente cambia molto perché sai che la domenica le possibilità di giocare sono ridotte al minimo, però penso che l'atteggiamento della settimana debba essere lo stesso che avrei se la domenica giocassi. Penso che questo sia l'unico modo per farsi trovare pronto quando c'è la necessità. Nel momento in cui c'è bisogno non devi far rimpiangere chi hai davanti, ma devi fare bene la tua parte. Devi sempre lavorare al top: il ruolo del portiere è un ruolo particolare, ma penso che sia importante il lavoro della settimana, per poi cercare di essere pronto sia a livello fisico che mentale in qualsiasi momento. Perché nel calcio di adesso può succedere di tutto da un momento all'altro, l'ho vissuto io sulla mia pelle l'anno scorso, dopo sei mesi fatti molto bene mi sono ritrovato infortunato".
Che cosa significa per te il fatto che abbia addirittura caldeggiato il tuo arrivo qui Julio Cesar?
"Mi hanno fatto molto piacere le parole che ha speso mi sembra un anno e mezzo fa nei miei confronti, anche perché non conoscendoci vuol dire che era un parere schietto e disinteressato, spontaneo. Di conseguenza, essere apprezzato dal portiere che in questo momento è il più forte al mondo è sicuramente un motivo di orgoglio ed è stato beneaugurante per l'esito di questa vicenda. Non so quanto abbiano influito le parole di Julio Cesar nella scelta della società, però mi fanno certamente molto piacere".
C'è un filo di rammarico magari in te per non essere arrivato prima in una grandissima squadra?
"Nella carriera di un giocatore capita a volte di dover essere al momento giusto nel posto giusto, ti deve capitare l'occasione perfetta. Fortunatamente è capitata, mi è capitata ora a 35 anni ma è già tanto che sia capitata. Comunque non dimentichiamoci che i posti dei portieri sono sempre molto limitati, di conseguenza è stata un'occasione importante alla quale arrivo con una certa esperienza. Magari ora sarò più all'altezza, visto che mi porto dietro un bagaglio d'esperienza più grande rispetto a se fossi arrivato più giovane. Io penso sempre che si debba accettare quello che la carriera ha dato, io di gare ne ho giocate tante e in tutte le categorie e penso che mi siano servite. Con i 'se' non mi è mai comunque piaciuto pensare. Penso solo a godermi questa grande soddisfazione e spero di potermi guadagnare la stima di tutto l'ambiente".
Francesco Toldo lascia il numero 1 sulla maglia, pensi che lo prenderai tu o lo prenderà Julio Cesar tenendosi il 12?
"Innanzitutto vorrei dire una cosa su Toldo: è una persona eccezionale, bisogna davvero rendere onore a un professionista e giocatore come lui. Smette lasciando un marchio indelebile, lasciando un segno nel calcio e nell'Inter. Detto questo, di solito nelle squadre c'è la prelazione dei giocatori che ci sono già. Se poi il numero 1 dovesse rimanere inutilizzato... (ndr, sorride). Io un pensierino, nel caso, ce lo farei: non è male, no?".
Più di una volta sui giornali è stato accostato il nome di Angelo Palombo all'Inter. Pensi che sia possibile strapparlo dalla Sampdoria?
"Angelo di sicuro è un gran giocatore, che fa parte del giro della Nazionale già da qualche anno. Sicuramente dopo tanti anni alla Sampdoria vive un senso di appartenenza particolare rispetto ad altri giocatori. Non so il presidente della Sampdoria se è in questo momento pronto a un cambiamento così radicale, perché penso che Palombo-Cassano-Pazzini sia l'ossatura sulla quale la Samp deve investire quest'anno. Da quello che vedo il presidente mi sembra determinato a trattenerli, ma non so altro. Angelo come giocatore è una persona umilissima, nonostante sia una vita che gioca. Sicuramente, però, potrebbe essere un grande acquisto".
Per un portiere è meglio giocare titolare in una squadra che magari ambisce come la Samp alla Champions oppure fare il secondo in una squadra come l'Inter che si gioca gare come il Mondiale per Club o la Supercoppa Europea?
"Sicuramente penso che all'inizio di una carriera sia fondamentale giocare per un portiere, fare esperienza e tante esperienze, perché comunque quando si è giovani si deve crescere e per farlo serve anche giocare in categorie minori, aiuta come calciatore e come uomo. Da protagonista io parte della mia carriera l'ho fatta, ora l'occasione di vedere un'altra dimensione, più grande e più seguita, è troppo allettante. Speriamo che sia anche l'occasione di vincere qualche cosa: meno protagonista ma partecipe".
L'Italia prima era patria di portieri ad alto livello e ora non è più così. Perché secondo te?
"Io sono convinto che portieri ce ne siano tanti e bravi in Italia, magari non si ha la pazienza di aspettarli. Magari si ha la tendenza a ingigantire troppo le aspettative e poi a bruciarli, dalle stelle alle stalle si va velocemente".
Dopo la stagione che hai fatto ti saresti visto bene in Sudafrica come secondo o terzo?
"Sicuramente il girone d'andata che avevo fatto alla Sampdoria era stato buono, molto positivo. Se ne parlava di Nazionale, ma credo che Lippi avesse nella testa quei tre portieri qualunque cosa fosse successa. E quindi era già una soddisfazione che se ne parlasse".
Luigi Del Neri, che tu hai avuto come allenatore, è passato alla Juventus. Credi che la Juventus sia la rivale più credibile dell'Inter?
"Penso che di rivali ce ne saranno sicuramente tante, come ogni anno. Le grandi si muovono e cercano tutte di fare la caccia all'Inter. Sicuramente la Juventus penso che sia la società con più novità. C'è la nuova dirigenza, c'è un nuovo allenatore, porteranno di sicuro l'entusiasmo che avevano alla Sampdoria. Da qui a pensare o intuire che possano essere le dirette concorrenti non lo so. Mi auguro di no... (ndr, sorride), vorrebbe dire che fanno fatica a ingranare e a competere con l'Inter".
Secondo te Del Neri cosa può dare alla Juventus?
"Molta organizzazione. Alla base della Sampdoria dell'anno scorso penso che ci fosse soprattutto una grande organizzazione, che è una cosa importante a certi livelli. Poi i giocatori, alla fine, comunque fanno il bello e il cattivo tempo: io sono convinto che i giocatori devono essere bravi e seguire l'allenatore. Con la Sampdoria ci siamo riusciti, avevamo un'identità nel bene e nel male. Penso che l'obiettivo prinicipale di Del Neri sia quello di dare un'dentità alla squadra, poi i risultati possono essere anche figli di episodi, di momenti positivi e negativi, che hanno tutte le squadre".
Come avete vissuto da fuori quest'annata dell'Inter?
"Penso che la prima cosa che dall'esterno saltasse agli occhi fosse che si trattava di una squadra consapevole della propria forza, di una squadra che quando decideva di vincere le partite le vinceva. L'ha dimostrato molto spesso, anche quando in determinati momenti andava sotto. Se hai dei campioni, un'organizzazione di gioco che ti dà l'allenatore, e poi prendi anche coscienza della tua forza sia in Italia sia in Europa, non può che essere così. Da fuori l'impressione era questa, anche se la Samp è stata una delle poche squadre che all'inizio della stagione aveva battuto l'Inter, ci siamo goduti questa piccola soddisfazione... (ndr, sorride). Se l'Inter è una squadra invincibile? Invincibile non lo so, ma sicuramente è una squadra quadrata, alla quale è difficile fare gol, una squadra solida, che poi davanti quando vuole inventare inventa quella che vuole. Ha sempre dato l'impressione che potesse decidere le gare in qualsiasi momento, l'ha dimostrato sia in campionato sia in Champions".

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